Il 75% delle malattie mentali esordisce prima dei 25 anni. Eppure continuiamo a intervenire tardi.
È il dato con cui la Commissione di Lancet Psychiatry sulla salute mentale dei giovani apre il suo rapporto, pubblicato nell’agosto 2024. Un documento che non si limita a fotografare una crisi già nota — va oltre, identificando le cause strutturali e proponendo soluzioni concrete.
Solo il 2% dei budget sanitari globali è destinato alla salute mentale. E all’interno di questa fetta già esigua, la componente giovanile è quella che riceve meno risorse. Non per disattenzione, ma per una scelta — consapevole o meno — di sistema.
Le cause non sono misteriose
Il rapporto le nomina tutte insieme, e questa è già di per sé una presa di posizione: casa inaccessibile, lavoro precario, disuguaglianza intergenerazionale crescente, social media non regolamentati, crisi climatica. Non sono fattori separati. Si alimentano a vicenda e scaricano il peso accumulato in modo sproporzionato sui più giovani.
Guardare a ciascuno di questi elementi in isolamento porta a soluzioni parziali. Affrontarli come un sistema interconnesso è la premessa necessaria per qualsiasi risposta efficace.
Il problema strutturale: si interviene sempre tardi
I sistemi di cura attuali sono progettati per trattare la malattia quando è già cronica, non per prevenirla nella fase in cui sarebbe ancora aggredibile. La Commissione chiede un cambio di paradigma radicale: prevenzione precoce, servizi integrati pensati specificamente per la fascia 12-25 anni, e la volontà politica di smettere di considerare tutto ciò un costo da contenere invece di un investimento con ritorni misurabili.
La salute mentale in età giovanile non è un tema specialistico di nicchia. È una questione di politica economica, di produttività futura, di coesione sociale.
Corpo e mente: una connessione spesso dimenticata
Tra le raccomandazioni della Commissione c’è un aspetto che merita attenzione particolare: investire nella salute fisica dei giovani con problemi mentali, per prevenire lo sviluppo di malattie croniche come patologie cardiovascolari e cancro — condizioni a cui questa popolazione è statisticamente più esposta.
Nei programmi di promozione della salute mentale giovanile, attività fisica e nutrizione vengono indicate non come complementi opzionali ma come componenti integrali della cura, accanto alla gestione dello stress e alla qualità delle relazioni sociali. È la stessa logica che attraversa tutto il dibattito scientifico più recente: la salute è un sistema, non una somma di parti separate.
Una generazione che segnala qualcosa
I giovani non stanno solo stando peggio. Stanno segnalando qualcosa che riguarda tutti: le crepe di un modello sociale che ha smesso di funzionare come promesso. Precarietà, isolamento, senso di futuro bloccato — non sono patologie individuali da medicalizzare, ma segnali di sistema da leggere e affrontare.La risposta non può essere solo clinica. Deve essere politica, culturale, organizzativa. E deve iniziare molto prima di quanto siamo abituati a fare.
Per approfondire: Lancet Psychiatry Commission on Youth Mental Health
