Il 20 ottobre è la Giornata Mondiale dell’Osteoporosi. Il tema del 2026 è “Costruisci, mantieni, rafforza le tue ossa”: prendersi cura dello scheletro in ogni fase della vita, attraverso alimentazione, attività fisica regolare e sane abitudini (Fondazione FIRMO, campagna 2026).
Dei tre verbi, quello che in ambulatorio fa più fatica a passare è l’ultimo. Perché a chi ha le ossa fragili, di solito, si dice di stare attento.
Una malattia silenziosa e diffusa
In Italia l’osteoporosi riguarda almeno 5 milioni di persone (FEDIOS, Federazione Italiana Osteoporosi e Malattie dello Scheletro).
Non dà sintomi finché non arriva la frattura. E la frattura pesa: a un anno da una frattura di femore la mortalità è intorno al 25% (Simposio Giornata Mondiale dell’Osteoporosi 2026, Accademia Lancisiana, Roma).
Non riguarda solo le donne in menopausa, come spesso si crede (stesso simposio).
L’errore della prudenza
Quando arriva la diagnosi, la reazione più comune è proteggere. “Stia attenta, non sollevi pesi, eviti gli sforzi.” Lo dicono i familiari, a volte anche noi medici.
Il risultato è una persona che si muove meno, perde muscolo, perde equilibrio. E cade di più.
L’osso è un tessuto vivo e si adatta al carico che riceve. Se il carico manca, si impoverisce.
Cosa ha dimostrato lo studio LIFTMOR
Lo studio LIFTMOR ha messo alla prova proprio le pazienti che si tende a proteggere di più: 101 donne in post-menopausa con massa ossea bassa o molto bassa (Watson et al., Journal of Bone and Mineral Research 2018;33:211-220).
Metà ha seguito per otto mesi un programma breve e supervisionato di forza ad alta intensità e impatto. L’altra metà esercizi leggeri a casa. Nel primo gruppo la densità ossea lombare è salita del 2,9%, nel secondo è scesa dell’1,2% (stesso studio).
Non si sono verificati eventi avversi, in condizioni di stretta supervisione (stesso studio). Un’analisi successiva ha confermato che il programma non ha causato fratture vertebrali nuove o peggiorate (Exercise for Postmenopausal Bone Health, Current Osteoporosis Reports 2025).
L’altra metà del problema: le cadute
La frattura arriva quasi sempre con una caduta. Almeno un terzo degli over 65 cade ogni anno. Una revisione Cochrane di 108 studi su oltre 23 mila persone mostra che l’esercizio riduce le cadute del 23% (Sherrington et al., Cochrane Database of Systematic Reviews 2019;1:CD012424).
Per questo un programma per l’osteoporosi lavora su due fronti: rinforzare l’osso e allenare l’equilibrio.
Due precisazioni, da medico
Nello studio LIFTMOR i risultati sono arrivati sotto stretta supervisione. Carichi alti con una tecnica sbagliata, in chi ha già fratture vertebrali, sono un rischio reale. Non è un programma da fare da soli.
E l’esercizio non sostituisce la terapia farmacologica quando è indicata, né calcio e vitamina D. Si affianca.
Cosa serve, in pratica
A una persona con osteoporosi non basta dire “cammini”. Serve una prescrizione che indichi forza, impatto ed equilibrio, dosati sulla sua densitometria e sulla sua storia di fratture. E serve qualcuno che la segua mentre la esegue.
“Rafforza” è un verbo che vale anche a 70 anni, con il carico giusto.
