Il mal di schiena resta il disturbo osteo-articolare più frequente nella popolazione adulta. Nella maggior parte dei casi — circa 9 su 10 — non esiste una causa strutturale specifica identificabile (un’ernia visibile, una frattura, una compressione nervosa): si parla di lombalgia aspecifica. Per anni, la risposta istintiva a questo tipo di dolore è stata “riposo assoluto”. Oggi le evidenze scientifiche più solide dicono, nella maggior parte dei casi, esattamente il contrario.
Cosa raccomandano le linee guida internazionali
Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla gestione della lombalgia cronica primaria raccomandano un approccio non chirurgico, centrato sulla persona, che integra educazione del paziente, interventi fisici attivi e, quando utile, supporto psicologico — evitando un ricorso eccessivo ai farmaci, in particolare oppioidi e miorilassanti, riservati a casi selezionati.
Una revisione sistematica internazionale del 2024 va nella stessa direzione: l’esercizio terapeutico — rinforzo muscolare, attività aerobica, approcci multimodali — dovrebbe essere il trattamento di prima scelta, con il più alto grado di raccomandazione tra tutte le opzioni disponibili.
Perché il riposo prolungato può peggiorare le cose
L’immobilità protratta indebolisce ulteriormente la muscolatura di supporto della colonna (in particolare addominale e paravertebrale), riduce la mobilità articolare e, in alcuni casi, può alimentare un circolo vizioso in cui la paura del dolore porta a muoversi sempre meno, con un peggioramento progressivo della funzionalità. Il movimento controllato, al contrario, mantiene attiva la muscolatura di supporto, favorisce il nutrimento dei dischi intervertebrali (che si nutrono proprio attraverso il movimento) e aiuta a “ricalibrare” la percezione del dolore.
Non tutti gli esercizi sono uguali
Qui sta il punto spesso frainteso: non si tratta di “fare ginnastica” in senso generico, ma di un lavoro mirato che unisca tonificazione muscolare equilibrata (addominale e dorsale, senza sbilanciare l’una a scapito dell’altra), allungamento delle catene muscolari accorciate ed educazione respiratoria — costruito sulla valutazione posturale specifica della persona. Un esercizio standard, preso da un video generico su internet, può essere del tutto inefficace o persino controproducente se non tiene conto degli squilibri posturali specifici di chi lo esegue.
Il ruolo della valutazione posturale
Il mal di schiena raramente nasce “dal nulla”: spesso è la conseguenza di sovraccarichi biomeccanici accumulati nel tempo — una postura scorretta mantenuta per anni al lavoro, uno squilibrio muscolare tra i due lati del corpo, una compensazione dovuta a un vecchio infortunio mai risolto del tutto. Una valutazione posturale approfondita permette di identificare questi fattori e di costruire un programma che non si limita ad alleviare il sintomo, ma lavora sulla causa.
Il punto di vista clinico
È il cuore del mio approccio da oltre vent’anni: la biomeccanica e la posturologia non sono un dettaglio tecnico, sono il punto di partenza per capire perché un dolore si ripete — e come evitare che torni. E vale a ogni età: l’età, per me, non è mai stata un limite per intervenire e migliorare la qualità del movimento di una persona.
📎 Fonti: Organizzazione Mondiale della Sanità (via Ordine dei Medici di Forlì-Cesena) — https://www.ordinemedicifc.it/2024/02/14/lombalgia-cronica-pubblicate-dalloms-le-linee-guida-per-la-gestione-in-assistenza-primaria-e-di-comunita/ HealtHub — revisione linee guida internazionali 2024 — https://www.healthub.it/trattare-il-mal-di-schiena-cronico-cosa-dicono-davvero-le-linee-guida/
